Il villaggio sorgeva ai margini di una strada polverosa, dove i campi di grano si estendevano a perdita d’occhio, interrotti solo da qualche rustico fienile. In quella comunità di poche anime, il tempo pareva scorrere al ritmo lento dei cavalli che trainavano i carri, mentre l’alba e il tramonto erano segnali inequivocabili di inizio e fine di ogni giornata. Nessuno si sarebbe mai aspettato che proprio in quel luogo sperduto potesse giungere un’innovazione destinata a sconvolgere usi e costumi secolari: un veicolo senza cavalli, rumoroso, costoso e terribilmente affascinante.
CAPITOLO I
Il sogno di Mathias
Mathias era un uomo alto e asciutto, con rughe profonde che raccontavano una vita di lavoro nei campi. Da quando era bambino, sognava un futuro meno faticoso, in cui la strada verso la città non fosse un calvario di tre o quattro ore in carrozza, affrontando pioggia, neve o sole cocente. Eppure, era un sogno che teneva nascosto a lungo, quasi fosse un segreto troppo grande per un semplice contadino.
Ogni sera, dopo aver finito le faccende, si sedeva al tavolo della cucina con una tazza di caffè. Sfogliava i ritagli di giornale che comprava di nascosto quando andava in città. Lì, fra le righe ingiallite, leggeva di invenzioni meccaniche incredibili, di uomini che costruivano marchingegni capaci di muoversi “da soli”, senza l’ausilio di animali. Talvolta, mostrava qualche disegno alla moglie Giulia, una donna dal viso dolce ma dal carattere fermo.
«È pazzesco anche solo immaginare di eliminare i cavalli» diceva lei, appoggiando una mano affettuosa sulla spalla del marito. «Ma sei sicuro che funzionino davvero?»
Mathias annuiva con convinzione. «I costruttori nelle grandi città giurano che queste vetture presto andranno ovunque. Voglio provare a esserne parte.»
Quella stessa notte, Mathias prese dal cassetto il suo piccolo gruzzolo di monete, accumulato con sacrifici e rinunce. Li contò per l’ennesima volta, il cuore che batteva forte: avrebbe potuto bastare per mettere una caparra su quel rivoluzionario “automobile”, come ormai alcuni lo chiamavano?
CAPITOLO II
Lo scetticismo del villaggio
Il mattino seguente, Mathias uscì di casa più determinato che mai. Nel tragitto verso la banca, incrociò Stefano, il proprietario terriero più anziano e influente della zona. Era un uomo dal portamento severo, che aveva sempre guardato con diffidenza tutto ciò che usciva dai binari della tradizione.
«Dove te ne vai con quell’aria tutta agitata?» chiese Stefano, notando gli occhi di Mathias che brillavano.
«Devo parlare col banchiere. Voglio investire in un veicolo nuovo… Un’automobile.»
Stefano scoppiò in una risata roca. «Sarà un costoso fallimento, Mathias. Non sei un signore di città. Sei un contadino. Questa storia dei carri senza cavalli è solo una moda passeggera.»
Mathias non ribatté. Sapeva che discutere non sarebbe servito a nulla, ma il disprezzo di Stefano lo ferì comunque. Arrivò alla piccola banca di paese con il morale a metà fra euforia e timore. Il banchiere, un uomo anziano dai capelli bianchi, lo accolse con aria perplessa: «Stai davvero impegnando tutti i tuoi risparmi per questa diavoleria?»
«Sì» rispose Mathias, la voce ferma. «Credo che un giorno cambierà tutto.»
Dopo mille raccomandazioni, il banchiere fece firmare a Mathias qualche documento. L’accordo era fatto. Se tutto fosse andato bene, di lì a qualche settimana, la prima automobile di quel villaggio sarebbe stata consegnata via treno, direttamente dalla città.
CAPITOLO III
L’arrivo del “mostro”
La notizia corse veloce: “Mathias il contadino ha comprato una carrozza senza cavalli!” Molti ridevano, alcuni scuotevano la testa con disapprovazione, altri, segretamente, erano invidiosi della sua audacia. Il giorno in cui giunse il treno con la cassa di legno contenente l’automobile, mezza popolazione del villaggio si riversò alla piccola stazione, desiderosa di assistere allo “spettacolo”.
Sotto lo sguardo di tutti, Mathias e due facchini sollevarono le assi di legno che proteggevano l’automobile, rivelando una carrozzeria simile a una piccola carrozza, ma dotata di un motore metallico a vista, con vistose ruote e una leva come timone.
«Tutto qui?» sbottò Stefano, incrociando le braccia. «Non sembra gran che.»
Mathias, invece, ne era incantato. Era una creatura strana e meravigliosa. Con l’aiuto di Giulia, lo spinse fino al cortile di casa, dove trascorse ore a ispezionarne ogni vite, ogni bullone. Quando decise di accendere il motore per la prima volta, l’automobile emise uno scoppiettio inquietante e una nuvola di fumo. La gente arretrò istintivamente, come temendo che potesse esplodere.
«È viva!» gridò un bambino, sollevando un’onda di risate generali.
Ma Mathias non badò alle risate. Salì sul sedile, tirò delicatamente una leva e, con sobbalzi e colpi improvvisi, il veicolo iniziò a muoversi. Percorse qualche metro, poi si spense con un rantolo di protesta metallica. Le risate divennero più forti. Mathias, però, sentì nascere nel petto una gioia incontenibile. Si era mosso. Aveva davvero funzionato, anche se solo per un breve tratto.
CAPITOLO IV
La lunga strada verso l’accettazione
I giorni che seguirono furono pieni di fatica e ostacoli. L’automobile richiedeva un’attenzione costante. Il motore si surriscaldava, i pezzi si consumavano in fretta, e ogni ricambio costava cifre esorbitanti. Giulia guardava Mathias con apprensione mentre lui, la sera, contava le monete rimaste per l’ennesima volta.
«Siamo a corto di soldi, Mathias» lo avvertì una sera, mostrandogli un quaderno pieno di conti. «Se continui così, rischiamo di non poter pagare i braccianti a fine mese.»
Mathias sentì un peso sul petto. Era consapevole del rischio, ma era deciso a non arrendersi. Lavorava nei campi fino al tramonto, poi, alla luce di una lampada a olio, si dedicava alla sua macchina. Non dormiva quasi più.
Intanto, le malelingue si diffondevano. Alcuni dicevano che avrebbe perso la fattoria, altri che si era fatto plagiare dai “signori di città”. Solo Giulia e pochi amici gli offrivano sostegno e conforto.
Anche se il villaggio lo scherniva, la sua testardaggine cominciò a suscitare un certo rispetto. “Forse non è impazzito, forse è solo un sognatore che crede in qualcosa di grande,” mormoravano le persone più imparziali. Stefano, tuttavia, continuava a guardare Mathias con aria sprezzante e a dire che avrebbe fallito.
CAPITOLO V
La prova del fuoco
In quell’estate del 1894, una pioggia torrenziale devastò la strada principale che collegava il villaggio alla città vicina. I carri a cavallo rimanevano impantanati nel fango, mentre i rifornimenti per il villaggio scarseggiavano. Il sindaco decise di radunare i contadini per organizzare i lavori di ripristino. Occorrevano tavole di legno, pietre, attrezzi vari e, soprattutto, qualcuno che fosse in grado di trasportarli con rapidità.
«Abbiamo bisogno di mezzi robusti e affidabili» proclamò il sindaco dal palchetto improvvisato. «Chi mette a disposizione i propri carri?»
Stefano si fece avanti per primo, con aria di sfida. «I miei cavalli sono forti. Nessuno ha animali migliori dei miei.»
Mathias prese coraggio, avanzando un passo. «Posso aiutare con la mia automobile. Se riesce a viaggiare su quel terreno fangoso, potrei trasportare più materiali, più in fretta di un carro.»
Si levò un brusio di commenti. Qualcuno ridacchiò. Ma il sindaco, con un misto di curiosità e scetticismo, gli concesse l’opportunità. «Va bene. Proviamoci. Più aiuto abbiamo, meglio è.»
Nel pomeriggio, mentre le nuvole si diradavano, Mathias mise in moto il suo veicolo e si diresse verso la strada rovinata. L’automobile sputava fumo e cigolava, ma, grazie alle ruote grandi e ai bassi carichi sul cofano, riusciva a muoversi tra le pozzanghere senza sprofondare troppo. Trasportò assi di legno, sabbia e ghiaia. E ogni volta che la gente lo vedeva arrivare, rimaneva sbalordita: il contadino con la macchina senza cavalli stava davvero rendendo più veloce il lavoro.
Anche Stefano dovette riconoscere che l’automobile, seppur rumorosa e ancora imperfetta, si dimostrava utile. Si limitò a una scrollata di spalle, senza parole.
CAPITOLO VI
La nuova luce
Al calare della sera, la strada era stata in gran parte ripristinata. I volontari tornarono in paese, stanchi e infangati, ma soddisfatti. Anche Mathias, con la sua automobile coperta di schizzi di fango, sfiorò il traguardo di casa provando un orgoglio difficile da descrivere.
Il sindaco, impressionato dal coraggio e dall’utilità della macchina, decise di riconoscergli un piccolo compenso. Quando bussò alla porta di Mathias e gli porse un sacchetto di monete, questi non seppe trovare le parole per ringraziarlo. La stessa sera, seduto al tavolo con Giulia, dovette ammettere che quel denaro sarebbe stato indispensabile per continuare a sistemare e migliorare l’automobile.
Nei giorni successivi, il ruggito del piccolo motore in cortile iniziò a suonare meno sinistro alle orecchie del villaggio. I bambini si avvicinavano, stupiti, e domandavano a Mathias di poter toccare quel misterioso volante. Gli adulti guardavano con più rispetto, e qualcuno persino iniziava a chiedersi se, un giorno, avrebbero avuto anche loro un veicolo simile.
EPILOGO
Sulla strada del futuro
Passarono alcune settimane. Mathias, con grande soddisfazione, riuscì ad acquistare i ricambi di cui aveva bisogno per rendere l’automobile più affidabile. Non era più costretto a rimanere chino per ore ogni sera nel tentativo di sistemare guasti continui; il motore adesso girava con meno intoppi, e perfino Stefano si era arreso all’evidenza che quell’invenzione non fosse solo un giocattolo da città.
Una mattina di fine estate, Mathias partì con Giulia seduta al suo fianco, percorrendo la strada verso la città, ora sgombra di fango. Il sole si alzava alle loro spalle, illuminando i campi di grano ancora verdi. Il rombo del motore, pur ancora imperfetto, evocava nelle loro menti un futuro di possibilità e speranza.
Arrivare per primi non significava non sbagliare mai o non essere derisi. Significava, piuttosto, credere in un’idea e lottare con tutte le forze per dimostrarne il valore. E mentre l’automobile sfrecciava – o perlomeno si avventurava più velocemente di quanto un cavallo potesse fare – Mathias si sentì per la prima volta davvero parte di quel futuro, con la ferma convinzione che, un giorno, anche il suo piccolo villaggio sarebbe diventato parte di un mondo più vasto e pieno di invenzioni.
Fine

